L’investimento più redditizio? I fine wine

Fine della corsa per il Liv-ex, il benchmark del mercato secondario dei fine wine, che dopo 17 mesi consecutivi di crescita, chiude il mese di aprile in territorio negativo. Una frenata, nulla di più, pari al -0,5% sul mese di marzo, che segue un periodo di crescita sempre più flebile. Una tendenza che, però, non vale per tutti: il Masseto 2010, tra i migliori di marzo, si riconferma ad aprile, con una crescita del 12,1% ed un prezzo di 5.642 sterline a cassa. Resta, comunque, un 2016 che si conferma, sotto ogni punto di vista, come l’anno della svolta, o della rinascita, per quanto riguarda gli investimenti enoici, e a dirlo non sono solo i dati del Liv-ex, ma anche il “The Wealth Report” 2017 firmato da Knight Frank, la principale società mondiale di consulenza immobiliare, che ha analizzato l’andamento delle diverse tipologie di investimento attraverso i numeri dei patrimoni dei “Paperoni” di tutto il mondo (193.490 persone con una ricchezza superiore ai 30 milioni di dollari e 2.024 con un patrimonio che supera il miliardo di dollari), non solo nell’ultimo anno, ma anche nel lungo periodo, calcolando la rivalutazione degli investimenti negli ultimi dieci anni. Emerge, così, un quadro a dir poco lusinghiero per il mercato dei fine wine, che nel 2016 si è dimostrato più redditizio di qualunque altro, dall’arte moderna ai gioielli, grazie ad una rivalutazione dell’investimento del +24%, mentre nell’arco degli ultimi 10 anni solo il settore delle automobili, nel complesso, ha fatto meglio: +457%, contro il +267% dei vini da collezione. Se andiamo a segmentare i due mercati, però, è in quello del vino che si “nasconde” l’investimento migliore: il valore dei grandi vini della California, infatti, è cresciuto nel lungo periodo del 440%, meglio di due brand come Porsche e Ferrari, di un soffio davanti ai vini di Borgogna (+355%), ma fanno benissimo anche Champagne (+280%), Bordeaux (+190% nel complesso, con i premiers crus fermi al +160%) e le griffe dell’Italia enoica (+180%). Il merito? Da dividere, in parti uguali, tra Bordeaux, sugli scudi dopo anni in chiaroscuro, Borgogna, trainata da Romanée-Conti, California, che anima le compravendite di piccoli e grandi collezionisti Usa, e Barolo, il più ricercato tra gli italiani.

fonte: winenews.it