2017: nelle aziende del vino si respira fiducia

È un bilancio positivo quello che esprimono le cantine del Bel Paese per il primo semestre 2017. A dirlo sono 25 tra le realtà enologiche più importanti d’Italia per storia, immagine e per volume d’affari (1,7 miliardi di euro di fatturato complessivo), sondate da WineNews, tra le quali si respira un sentiment positivo (50%) e abbastanza positivo (50%). Un trend che, evidentemente, è segnato ancora una volta dal successo  commerciale delle bollicine (con il Prosecco a fare da “battistrada”), ma che si riverbera anche sui rossi e sui bianchi tricolore (con quest’ultima tipologia decisamente in  recupero di appeal). Per l’80% del campione sondato, infatti, le vendite nei primi sei mesi del 2017 si incrementano mediamente del 7% sul 2016, con l’export che continua “a tirare”, e con le aziende campione che indicano nel 60% dei casi una crescita a +10%, nonostante non manchino alcuni segnali di rallentamento, specie dalla Gran Bretagna, e con il 20% delle cantine che indica una flessione delle esportazioni del 2% e il 20% che sottolinea una sostanziale stabilizzazione degli scambi a confronto con lo stesso periodo del 2016. Positivo anche il mercato interno: l’87% delle aziende ritrova una crescita delle vendite entro i confini nazionali, che si attesta su un +8%, mentre il restante 13% indica una stabilità nelle transazioni. Un momento positivo, con le cantine che hanno diversificato le proprie vendite su un portafoglio di mercati sempre più esteso: il 60% degli imprenditori ha concentrato i propri sforzi sul mercato americano, guardando molto al Canada, e su quello italiano, nel 44% dei casi sui mercati europei, Germania, Svizzera, Gran Bretagna, Nord Europa, e nel 22% sull’Asia. La preoccupazione principale, invece, continua ad essere la scarsa coesione del mondo vitivinicolo italiano rispetto alla concorrenza, seguita dalle non ancora risolte condizioni dell’economia mondiale, che, insieme alle incertezze politiche generali restano incognite ancora molto acute. Piuttosto “soft” la preoccupazione rispetto al “ciclone” Brexit e Trump, che per adesso non ha innescato nessun tipo di effetto domino così pericoloso e capace di coinvolgere anche il mondo del vino.

fonte: winenews.it