Vino & investimenti, tra impresa e finanza

Quando un territorio del vino attira capitali e investimenti da altri territori e da altri settori, è sicuramente un segnale positivo ed importante: vuol dire che l’economia legata al vino va bene, che c’è remuneratività e notorietà internazionale. Ma c’è anche il rovescio della medaglia, soprattutto quando chi investe non lo fa dichiaratamente con un progetto di impresa legato al vino, ma magari perchè si trova a disposizione una grande liquidità finanziaria da investire ed immobilizzare, magari spendendo più per diletto e passione che per fare economia, con il pericolo di “drogare”, in qualche modo, il mercato reale. È la riflessione che, tra le righe, si legge nelle parole di Orlando Pecchenino,  presidente del Consorzio di Tutela del Barolo, a WineNews (https://goo.gl/Fpg329). Un fenomeno che ha investito molto, negli ultimi mesi, proprio i territori piemontesi Patrimonio Unesco, ma anche altre realtà prestigiose, come Bolgheri o Montalcino, tra le altre. “L’arrivo di imprenditori stranieri o da altri settori produttivi, che negli ultimi anni si sono avvicinati al mondo del Barolo – spiega Pecchenino – è un ottimo biglietto da visita, dimostra la sua capacità di attrarre interesse. Il territorio è in salute, e non ha grosse difficoltà a rapportarsi con la novità. Sono imprenditori, bravi, che possono portare un contributo”. Però è un fatto che i valori delle compravendite sono a livelli mai visti. “I numeri precisi delle compravendite in Langa, probabilmente, nessuno li conosce davvero – osserva il presidente e produttore – ma siamo comunque sopra al milione di euro ad ettaro, in alcuni cru eccellenti ci avviciniamo al doppio. Anche se sarebbe meglio parlare di menzioni geografiche, alcune delle quali particolarmente blasonate ed appetibili sul mercato dei vigneti, perché legate a vini particolarmente amati. Sicuramente ci sono prezzi fuori misura rispetto ad un progetto produttivo, e quindi oggi chi  investe ha prima di tutto disponibilità finanziaria, che non gli arriva soltanto dal settore produttivo del vino ma da altri settori. Non è uno scandalo, è già successo altrove, a partire dalla Francia, siamo rimasti indenni da questo meccanismo per anni, ma adesso ci riguarda direttamente”.

fonte: winenews.it