Rosè, analisi di un fenomeno, con chi ne è la storia

Ancora una nicchia, ma in grande crescita, e sui cui puntano in molti, dai produttori ai ristoratori, dagli enotecari ai grandi gruppi, con una risposta sempre maggiore da parte dei consumatori: è il vino rosato. A livello mondiale, secondo diverse fonti, come l’Oiv, la tipologia costituisce il 10% della produzione mondiale. Secondo uno studio di Wine Monitor per Frescobaldi , i principali produttori sono Francia (31% della produzione mondiale), la Spagna (20%), gli Usa (15%) e l’Italia (9%), con i quattro Paesi che mettono insieme da soli il 70% delle produzione totale. Belpaese in cui la Puglia è una delle Regioni più importanti per la tipologia, e dove dimora l’azienda che prima di ogni altra, e prima di ogni moda, ha investito sui vini rosati, la Leone De Castris, cantina fondata già nel 1665 da Oronzo Arcangelo Maria Francesco dei Conti di Lemos, e che nel 1943 ha creato il vino rosato italiano più famoso nel mondo, il Five Roses, primo ad essere imbottigliato e commercializzato in Italia, e che deve il suo nome alla provenienza delle uve (contrada Cinque Rose) e al “capriccio” del generale Charles Poletti, commissario per gli approvvigionamenti delle forze Alleate, che volle una grossa fornitura di vino rosato, ma con nome americano. “Per noi il rosato è storia – commenta Alessandro Lodico della Leone de Castris – e rappresenta tra il 25% ed il 30% del totale prodotto annuo tra vini fermi e spumanti, che facciamo sia charmat che metodo classico, investendo molto in
ricerca ed in qualità”. E anche sui vitigni autoctoni, con prodotti dedicati, come il Five Roses Anniversario da Negroamaro, l’Aleikos da Aleatico e il Villa Santera da Primitivo, che sono solo alcune delle tante etichette rosate della cantina, caso rarissimo del genere, se non unico, in Italia. “Di certo c’è stata una grande crescita negli ultimi anni, dovuta al miglioramento della qualità dei prodotti, ad una riscoperta dei molteplici abbinamenti gastronomici che permette il rosato, ma anche alla maggiore attenzione da parte dei media e della critica, con una migliore comunicazione che ne evidenzia le origini territoriali, e all’affermarsi del consumo in momenti come gli aperitivi”.

fonte: winenews.it