la banca risponde, quale titolare del trattamento di dati personali, dei danni conseguenti al fatto di non aver impedito a terzi di introdursi illecitamente nel sistema telematico del cliente

 

La Cassazione, nella sentenza n. 10638 del 23 maggio 2016, ha affermato che la banca risponde, quale titolare del trattamento di dati personali, dei danni conseguenti al fatto di non aver impedito a terzi di introdursi illecitamente nel sistema telematico del cliente mediante la captazione dei suoi codici di accesso e le conseguenti illegittime disposizioni di bonifico, se non prova che l’evento dannoso non gli è imputabile perché discendente da trascuratezza, errore, frode dell’interessato, o forza maggiore. In tali ipotesi il cliente è onerato della sola prova del danno di cui chiede il risarcimento, riferibile al trattamento illecito da parte di terzi dei suoi dati personali (codici di accesso all’online banking), mentre è la banca ad essere onerata della prova liberatoria consistente nell’avere adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno.

Cassazione civile, sez. I, n. 10638 del 23 maggio 2016

fonte: tidona.com