Slow Food: dalla Cina verso il futuro del mondo

La Cina è il più grande Paese al mondo, economia che oggi, insieme (o forse più) a quella americana ed europea, può decidere il futuro del pianeta. Anche a partire dal cibo, che nel Paese asiatico è un coacervo di culture culinarie, gastronomiche e agricole millenarie, ma anche tema di grande attualità sul fronte dell’approvvigionamento, della sicurezza alimentare e non solo. Ecco perchè proprio dal Celeste Impero può partire una nuova rivoluzione per l’agricoltura e l’alimentazione planetaria. Ed ecco perchè Slow Food, il movimento fondato 30 anni fa da Carlo Petrini, che ha cambiato l’approccio al cibo e alla sua filiera in tutto il mondo, ha scelto proprio la Cina come sede del suo congresso internazionale n. 7, da oggi al 1 ottobre a Chengdu. Scelta dal grande valore simbolico, poiché questo paese affronta da qualche anno ormai il dilemma di come nutrire un quinto dell’umanità avendo a disposizione solo il 7% dei terreni agricoli, considerando inoltre il fatto che a partire dagli anni Ottanta ha fatto una serie di scelte devastanti per l’ambiente. Oltre 500 i delegati, da 90 Paesi del mondo, che  dovranno eleggere il presidente e le nuove cariche e, soprattutto, segneranno quel processo che porterà a “a disegnare l’assetto che avrà Slow Food nei prossimi 10-20 anni. Parole  chiave saranno “internazionalità e globalità, intese sia come diffusione globale del movimento, sia come organizzazione senza barriere, aperta e inclusiva”, spiega Slow Food. “Non possiamo pensare di incidere davvero sul sistema alimentare restando soli – ha detto Petrini – isolandoci sulle nostre posizioni e avendo paura di contaminarci, di mischiarci, di incrociare strade che non sono le nostre e di ascoltare voci che suonano diversamente. È ora di consentire alle idee giuste di camminare anche su gambe altrui, proprio perché le nostre sono spesso stanche e fragili”. Secondo Petrini, è fondamentale ripensare il rapporto tra città e campagna, e sarà indispensabile puntare ad “uno  sviluppo rurale realmente inclusivo”. Al centro di tutto, c’è il cambiamento climatico, che, con la sua violenza, “è la sfida più tremenda per il mondo intero”. Consapevolezza da cui è nata la campagna “Menu for Change”.

fonte: winenews.it