Diritto d’autore e fotografia: la tutela del materiale fotografico dopo la riforma ue del copyright

di Pierluigi Farina, avvocato, Studio Legale Farina.

1. Premessa.

L’oggetto del diritto di autore sono le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione (art. 1, L. n. 633/1941 e ss., d’ora innanzi, per brevità, l.d.a.), oltre ai programmi per elaboratore ed alle banche di dati, in presenza di determinate caratteristiche.

Tra i vari generi di opere comprese nella protezione, vengono espressamente menzionate le opere fotografiche “e quelle espresse con procedimento analogo a quello della fotografia sempre che non si tratti di semplice fotografia protetta ai sensi delle norme del Capo V del Titolo II” (art. 2, n. 7, l.d.a.).

Le fotografie sono state annoverate tra le opere protette dalla Convenzione di Unione di Berna nel testo di Bruxelles del 1948.

In Italia, le fotografie sono state annoverate espressamente tra le opere protette solamente nel 1950. Tuttavia, la protezione era in ogni caso ridotta a soli 20 anni e prevedeva una forma di tutela minore rispetto alle altre opere (un diritto connesso). Con la legge n. 399 del 20 giugno 1978, l’Italia ratificò la Convenzione di di Unione di Berna e di seguito si giunse finalmente all’assimilazione delle fotografie dotate di carattere creativo alle altre opere.

Dal punto di vista del diritto d’autore, si introdusse in particolare una distinzione, ancora oggi utilizzata, tra tre tipi di fotografie: opere fotografiche, fotografie semplici e di mera documentazione1.

2. Diritto di Autore e fotografia: distinzione tra opere fotografiche, fotografie semplici e mera documentazione.

A seconda che una fotografia possa considerarsi più o meno dotata di carattere creativo, essa godrà di un diverso livello di tutela, se da una parte l’opera fotografica (massima espressione creativa) godrà di una tutela piena e assoluta del diritto di autore, e alla fotografia semplice viene riservata una tutela di livello inferiore quale è il diritto connesso, alla mera documentazione non è riservata alcuna tutela.

Affinchè un’opera – una qualsiasi opera – possa considerarsi tutelata da diritto d’autore, devono essere rispettati i requisiti della

  • creatività

  • forma espressiva

Il concetto di creatività, anche se, in termini generali, viene ricondotto ai concetti di

  • originalità

  • novità

L’originalità è “il risultato di un’attività dell’ingegno umano non banale. Ciò che dev’essere non banale non è il contenuto, l’idea o la nozione espressa, ma piuttosto la forma espressiva, ossia il modo in cui il contenuto, l’idea o la nozione viene espressa2. Affinchè un opera possa essere oggetto di diritto di autore si richiede una creatività qualificata, rinvenibile ogniqualvolta l’opera rifletta la personalità dell’autore oltre ad essere idonea ad attirare l’attenzione del pubblico o a soddisfare una apprezzabile esigenza di ordine culturale3.

La novità, secondo un primo orientamento, è da considerarsi in senso oggettivo4 ossia come “novità di elementi essenziali e caratterizzanti”, tali da distinguere l’opera da quelle precedenti. Secondo tale orientamento, sarebbero tutelabili esclusivamente le sole opere nuove, che raggiungano una determinata soglia espressiva.

Secondo altri5 , la novità non deve essere intesa in senso assoluto ed oggettivo ma in senso soggettivo. Di conseguenza, l’opera avrebbe carattere creativo quando rechi l’impronta della personalità dell’autore, riflettendone il modo personale di rappresentare ed esprimere fatti, idee e sentimenti e presenti delle caratteristiche individuali che rivelino l’apporto di un determinato autore. Tale requisito è molto utilizzato dalla giurisprudenza, appunto, per distinguere le opere fotografiche dalle fotografie semplici.

Oltre alla creatività, l’attività artistica, per godere di tutela, deve concretizzarsi in una determinata forma espressiva percepibile. L’opera non deve rimanere a livello di mero pensiero, di ideazione astratta, ma, per ottenere la tutela del diritto d’autore, deve essere “messa in pratica” dall’autore. Il diritto d’autore non tutela le idee in quanto tali, né forme espressive elementari non idonee a rappresentare fatti o sentimenti.

Di contro, non sono oggetto di alcun diritto, né di autore né connesso, le fotografie di scritti, documenti, carte di affari, oggetti materiali, disegni tecnici e prodotti simili (art. 87 l.d.a.). Occorre evidenziare che non tutte le fotografie di oggetti materiali sono necessariamente mera documentazione, per tale intendendosi non ogni fotografia riproducente un oggetto materiale, bensì solo quelle aventi mera finalità riproduttivo – documentale, è perciò non destinate a funzioni ulteriori, quali, ad esempio, la commercializzazione o promozione di un prodotto6 .

3. Titolarità e diritti sulle fotografie

Per quanto riguarda le opere fotografiche, come per le altre opere dell’ingegno, i diritti d’autore si acquisiscono con la creazione dell’opera quale particolare espressione del lavoro intellettuale (art. 6 l.d.a.) e il titolare ne è l’autore.

Non viene richiesta una particolare formalità per la costituzione di tale diritto.

Anche con riguardo al diritto connesso sulle fotografie semplici, l’art. 88 l.d.a. stabilisce che esso spetta al fotografo. Ne’ è richiesto alcun adempimento formale per la costituzione di tale diritto.

Abbiamo visto che le fotografie creative sono oggetto di diritto di autore, mentre le fotografie semplici sono oggetto di diritto connesso.

I diritti di autore si compongono da un lato di diritti patrimoniali, collegati alla possibilità di utilizzare l’opera a scopo di lucro, dall’altro di diritti morali, a difesa della personalità dell’autore.

I diritti patrimoniali sono soggetti a precisi limiti di durata, mentre i diritti morali non soffrono di nessuna limitazione temporale, poiché una volta deceduto l’autore, possono essere esercitati dai soggetti a lui legati da vincoli di parentela o coniugio di cui all’art. 23 l.d.a.

Schematicamente, i diritti (di autore) riconosciuti agli autori di opere fotografiche e i diritti (connessi) sulle fotografie semplici, si distinguono:

Diritti di Autore – Opere Fotografiche

Diritti Connessi – Fotografie Semplici

Diritti patrimoniali:

Diritti Patrimoniali

– Diritto esclusivo di utilizzare economicamente l’opera in qualsiasi forma (artt. 12 ss. l.d.a.). Di tali diritti, quelli che più da vicino interessano le fotografie sono:

  • diritto di pubblicazione

  • diritto di produzione

  • diritto di comunicazione

  • diritto di distribuzione

  • diritto di elaborazione e pubblicazione in raccolta;

  • diritto di modificazione

  • diritto di noleggio e di prestito

– Diritto esclusivo di utilizzare economicamente la fotografia che si compone di tre facoltà:

  • facoltà di riproduzione

  • facoltà di diffusione

  • facoltà di spaccio

– Diritto al compenso a fronte di alcune utilizzazioni dell’opera

– Diritto al compenso a fronte di alcune utilizzazioni dell’opera

Diritti Morali:

Diritti Morali

  • Diritto di rivendicare la paternità dell’opera

  • diritto di rivelare la paternità dell’opera

  • diritto di disconoscere la paternità di un’opera falsamente attribuita

  • diritti di opporsi a deformazioni o modificazioni dell’opera e a ogni altro atto a danno dell’opera stessa, che possano essere di pregiudizio all’onore e alla reputazione

  • diritto di ritiro dell’opera dal commercio per gravi ragioni morali

  • Nessun diritto espressamente riconosciuto dalla l.d.a.(anche se un orientamento di dottrina e giurisprudenza7, anche al fotografo autore di fotografie semplici spetterebbe quantomeno il diritto di paternità dell’opera)

4. Diritto di autore e la tutela del materiale fotografico.

La tutela del materiale fotografico, in un periodo, qual è l’attuale era digitale, caratterizzata da un forte impiego di sistemi informatici idonei al trasferimento delle immagini in formato digitale, costituisce un elemento fondante, posto alla base di una nuova interpretazione del diritto d’autore.

Come si è detto, vi è una differenziazione di tutela a seconda che si tratti di una semplice fotografia, ovvero di un’opera fotografica in senso tecnico, avente connotati di originalità e creatività della rappresentazione (anche secondo una soggettiva interpretazione dell’autore).

La Legge n. 633/1941 tutela gli autori delle opere d’ingegno, sancendo il diritto a vedersi riconosciuta l’opera frutto del proprio intelletto ed a rivendicarne la paternità (art. 2577 c.c.).

In primo luogo si evidenzia che la qualità di autore originale di una determinata opera non può in alcun caso essere persa da quest’ultimo, a differenza della sua proprietà che ben può essere alienata dall’ideatore ai terzi affinché la sfruttino economicamente (art. 22, L. 633/1941).

Tali diritti morali sull’opera sono acquisiti ex lege dall’autore per il solo fatto che l’opera sia stata creata. L’utilizzazione della stessa da parte di terzi, pertanto, non può avvenire senza l’autorizzazione espressa dell’autore.

Per di più, l’utilizzo dell’altrui opera dell’ingegno non può avvenire senza l’indicazione del suo creatore originale, della data di produzione e dell’eventuale titolo o nome dell’opera stessa, in virtù dell’espresso principio volto alla tutela del diritto morale dell’autore (art. 91, L. 633/1941).

È pertanto evidente che, in applicazione della normativa a tutela del diritto morale d’autore (artt. 20 e ss. Legge 633/1941), le opere fotografiche, come le semplici fotografie, e così come tutte le opere dell’ingegno in genere, in caso di mancata autorizzazione dell’autore alla pubblicazione delle fotografie o di mancata menzione dello stesso nonché della data e del titolo della fotografia, non possono essere utilizzate da terzi. La condivisione di qualsiasi fotografia sui social network od in genere nel web è, pertanto, lecita e non costituisce violazione delle disposizioni sul diritto d’autore, solo nel caso in cui avvenga mediante una condivisione del materiale fotografico tale da permettere ai terzi di risalire all’autore, nonché alla data e all’eventuale titolo o nome dell’opera fotografica8.

In applicazione analogica dei principi sanciti dalla Legge 633/1941, l’autorizzazione all’utilizzo del materiale fotografico postato è a priori fornita dall’autore e garantita dalla stessa volontà del creatore manifestata all’atto della divulgazione della fotografia sulla piattaforma digitale.

La pubblicazione della fotografia sul profilo dell’autore, ovvero nello spazio personale garantito dalla piattaforma del social network, rappresenta, infatti, una presunzione grave, precisa e concordante della titolarità dei diritti fotografici legati all’opera pubblicata9.

Oltre alla possibile lesione del diritto morale è possibile anche una lesione del diritto patrimoniale dell’autore, riscontrabile allorquando l’opera abbia profili di originalità e quindi carattere di utilizzabilità esclusiva, o, in ogni caso, quando venga sfruttata da terzi per ottenere ricavi suscettibili di valutazione patrimoniale.

Resta da evidenziare che accertata la lesione del diritto d’autore, sia sotto il profilo morale che patrimoniale per l’illegittimo utilizzo delle opere fotografiche, l’autore avrà diritto al risarcimento dei danni non patrimoniali scaturenti dalla violazione delle norme a tutela dei suoi diritti morali a norma dell’art. 20 e ss. della Legge n. 633/1941, nonché dei danni patrimoniali a norma dell’artt. 87 e ss della

Legge 633/1941, oltre alla corresponsione di un equo compenso derivante dallo sfruttamento economico delle sue opere.

5. Il diritto d’autore in rete.

La diffusione di Internet ha fatti sì che si affermasse la convinzione che il mondo della rete dovesse essere paragonato ad un mondo virtuale (o a una sorta di far west digitale allergico a ogni regola). In realtà ad internet, che non è un luogo fisico bensì un mezzo di comunicazione, è possibile applicare una serie di norme.

Fin dall’inizio dell’affermarsi del fenomeno internet le istituzioni europee hanno avvertito la necessità di fornire una forte tutela agli utenti della rete e in particolare al consumatore impegnato in operazioni di commercio sul web. Il primo ordinamento ad occuparsi del diritto di autore in rete è stato quello statunitense attraverso il Digital Millennium Copyright Act del 1998. In varie occasioni, le istituzioni comunitarie si sono occupate del problema della globalizzazione telematica imposta da Internet ed hanno preso in considerazione il tema della proprietà intellettuale in rete ( 1998 libro Verde: “Il diritto d’autore e le sfide tecnologiche”).

Secondo alcune autorevoli voci, la struttura di internet, la globalizzazione, fenomeni quali il “no copyright”, l’open source e le cyber arts rappresenterebbero l’inizio dell’agonia della tutela che la legge offre all’autore.

Nell’era delle New Economy, nell’epoca in cui gradualmente si giunge alla smaterializzazione del supporto di informazione, non sono i beni materiali ad avere valore, ma le idee, i concetti, le immagini. Sulla rete la proprietà del capitale fisico diventa sempre meno rilevante, a differenza dei beni immateriali.

E’ assai improbabile che l’avvento di Internet possa sancire la fine del copyright, sicuramente obbligherà i giuristi a dover affrontare nuove sfide per reperire gli strumenti più opportuni alla tutela dell’opera intellettuale presente in rete.

6. La riforma UE del copyright.

Le difficoltà per il diritto d’autore di “stare al passo” con una realtà costantemente in movimento, quale è quella digitale, non rappresentano una novità tra gli operatori.

Le nuove tecnologie digitali, e nello specifico la Rete Internet, hanno determinato uno stravolgimento della realtà quotidiana dell’individuo, nonché della sua usuale percezione di sé e del mondo circostante, portando alla relativizzazione degli stessi concetti di tempo e spazio.

Il web, infatti, ha comportato una profonda trasformazione delle abilità e possibilità tradizionali dell’individuo; basti pensare che oggi è possibile leggere senza carta, scrivere senza penna o, addirittura, in campo relazionale, conoscersi senza mai essersi incontrati10.

Questa trasformazione ha investito, più o meno intensamente, tutti i circuiti produttivi quotidiani, fra cui anche il diritto d’autore che si è trovato, così, a dover fronteggiare tutta una serie di rischi connessi allo sviluppo delle nuove tecnologie, a partire dal suo stesso riconoscimento.

Ciò ha portato ad una necessaria revisione degli stessi concetti di autore e di opera.

Da un lato, chiunque con la tecnologia digitale è in grado di intervenire su di un’opera esistente, manipolandola o trasformandola11. Dall’altro lato, in quella che viene definita l’epoca della smaterializzazione, inevitabilmente non saranno più i beni materiali ad essere riconosciuti come meritevoli di tutela, bensì le idee, i concetti, le immagini, perdendo progressivamente rilevanza la proprietà del capitale fisico12.

Questi cambiamenti hanno progressivamente evidenziato la necessità di adeguare la normativa vigente al mutato quadro sociale, per far fronte alle nuove realtà emerse con lo sviluppo tecnologico.

In tale ottica, il legislatore europeo ha ritenuto che gli stessi non fossero più sufficienti a garantire il giusto equilibrio tra i contrapposti diritti e interessi degli autori (o di altri titolari), da un lato, e degli utenti, dall’altro. In particolare, si è ritenuto che le eccezioni e le limitazioni al diritto d’autore e ai diritti connessi, pur armonizzate a livello europeo, presentassero tuttora un carattere nazionale, non garantendo, pertanto, certezza giuridica quanto agli utilizzi transfrontalieri. Da qui la necessità di riformare la materia.

La Commissione ha, pertanto, identificato tre settori di intervento:

  • utilizzi digitali e transfrontalieri

  • nel campo dell’istruzione, estrazione di testo e di dati per scopi di ricerca scientifica

  • conservazione del patrimonio culturale.

L’obiettivo è quello di garantire la legittimità di taluni tipi di utilizzo all’interno di questi settori, non solo a livello nazionale, ma anche oltre frontiera.

7. Il nuovo volto del diritto d’autore

«I giganti del web dovranno remunerare i contenuti prodotti da artisti e giornalisti». Questo l’incipit del comunicato stampa del Parlamento europeo. Le grandi compagnie del web, infatti, saranno chiamate, secondo quelli che sono i progetti e le aspettative dell’Unione, a condividere i loro ricavi con artisti e giornalisti. «Molte delle modifiche apportate dal Parlamento alla proposta originaria della Commissione europea mirano a garantire che i creativi, in particolare musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori, nonché editori e giornalisti, siano remunerati per il loro lavoro quando questo è utilizzato da piattaforme di condivisione come YouTube o Facebook e aggregatori di notizie come Google News»13.

Rafforzata, quindi, la responsabilità di piattaforme e aggregatori in merito alle violazioni del diritto d’autore, tali soggetti avranno l’obbligo di remunerare chi detiene i diritti sul materiale protetto da copyright, laddove intendano metterlo a disposizione di terzi. «Il testo richiede inoltre espressamente che siano i giornalisti stessi, e non solo le loro case editrici, a beneficiare della remunerazione derivante da tale obbligo di responsabilità».

In altri termini, la posizione negoziale di autori e artisti viene ridefinita, garantendo loro la possibilità di effettivamente controllare lo sfruttamento delle proprie opere ed “esigere” una remunerazione supplementare, nel caso in cui il compenso corrisposto originariamente risulti

sproporzionatamente” basso rispetto ai benefici che ne derivano. Le misure approvate consentirebbero, inoltre, agli autori e agli artisti di revocare o porre fine all’esclusività di una licenza di sfruttamento dell’opera, laddove la parte titolare dei diritti di sfruttamento appaia non esercitare tale diritto correttamente. Per evitare, però, che la nuova disciplina finisca con il tradursi in un freno alla libertà di espressione, i deputati europei hanno provveduto ad introdurre nuove disposizioni volte proprio a garantire che la stessa non venga ingiustamente ostacolata14.

Il parlamento europeo ha dato il via libera alla proposta di direttiva sui diritti d’autore nel mercato unico digitale.

Dopo varie battute d’arresto, le clausole più controverse contenute nella direttiva sui diritti d’autore – l’articolo 11 o “link tax” e l’articolo 13 o “uploader filter” – sono usciti modificati.

Ecco cosa dice l’articolo 11, ribattezzato art. 15, riforma copyright:

Capo 1 Diritti sulle pubblicazioni: Art. 11

Protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale

1. Gli Stati membri riconoscono agli editori di giornali i diritti di cui all’articolo 2 e all’articolo 3, paragrafo 2, della direttiva 2001/29/CE per l’utilizzo digitale delle loro pubblicazioni di carattere giornalistico.

2. I diritti di cui al paragrafo 1 non modificano e non pregiudicano in alcun modo quelli previsti dal diritto dell’Unione per gli autori e gli altri titolari di diritti relativamente ad opere e altro materiale inclusi in una pubblicazione di carattere giornalistico. Essi non possono essere invocati contro tali autori e altri titolari di diritti e, in particolare, non possono privarli del diritto di sfruttare le loro opere e altro materiale in modo indipendente dalla pubblicazione di carattere giornalistico in cui sono inclusi.

3. Gli articoli da 5 a 8 della direttiva 2001/29/CE e la direttiva 2012/28/UE si applicano, mutatis mutandis, ai diritti di cui al paragrafo 1.

4. I diritti di cui al paragrafo 1 scadono 20 anni dopo l’uscita della pubblicazione di carattere giornalistico. Tale termine è calcolato a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo alla data di pubblicazione.

In conclusione l’articolo 11, ribattezzato art. 15, potrebbe quindi portare all’istituzione di una vera e propria tassa che le grandi piattaforme online come Google e Facebook dovrebbero agli editori, per poter pubblicare e condividere le notizie sulle loro piattaforme. In pratica i colossi del web dovrebbero mettersi d’accordo con ciascun editore e concordare con lui, una licenza annuale a pagamento per far apparire i suoi articoli nelle serp di ricerca o sui prodotti gestiti da Google o Facebook15.

L’articolo 13, ribattezzato art. 17, della riforma Ue sul copyright e sul diritto d’autore prevede per le società che danno accesso a grandi quantità di dati, di adottare misure per controllare in anticipo tutti i contenuti caricati dagli utenti. Praticamente tutte le piattaforme online che gestiscono milioni di dati, video, foto ecc., dovrebbero verificare che ogni cosa pubblicata online non possa ledere il diritto d’autore, per cui una multinazionale potrebbe bloccare ad esempio qualsiasi immagine attraverso su algoritmo. Queste multinazionali, che nella maggior parte dei casi non sono neanche in Europa ma si trovano al di fuori, avrebbero il potere di decidere cosa sia pubblicabile e cosa no e quali tipi di informazioni i cittadini potrebbero fruire e quali invece sarebbe meglio evitare e tutto ciò a discapito delle micro e piccole e medie imprese che lavorano sul web e che non hanno i mezzi economici che hanno invece le multinazionali16.

Ecco cosa dice testualmente l’articolo 13, ribattezzato art. 17, della riforma copyright Ue:

CAPO 2 Utilizzi specifici di contenuti protetti da parte di servizi online: Art. 13

Utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiale caricati dagli utenti

1. I prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno pubblico accesso a grandi quantità di opere o altro materiale caricati dagli utenti adottano, in collaborazione con i titolari dei diritti, misure miranti a garantire il funzionamento degli accordi con essi conclusi per l’uso delle loro opere o altro materiale ovvero volte ad impedire che talune opere o altro materiale identificati dai titolari dei diritti mediante la collaborazione con gli stessi prestatori siano messi a disposizione sui loro servizi. Tali misure, quali l’uso di tecnologie efficaci per il riconoscimento dei contenuti, sono adeguate e proporzionate. I prestatori di servizi forniscono ai titolari dei diritti informazioni adeguate sul funzionamento e l’attivazione delle misure e, se del caso, riferiscono adeguatamente sul riconoscimento e l’utilizzo delle opere e altro materiale.

2. Gli Stati membri provvedono a che i prestatori di servizi di cui al paragrafo 1 istituiscano meccanismi di reclamo e ricorso da mettere a disposizione degli utenti in caso di controversie in merito all’applicazione delle misure di cui al paragrafo 1.

Gli Stati membri facilitano, se del caso, la collaborazione tra i prestatori di servizi della società dell’informazione e i titolari dei diritti tramite dialoghi fra i portatori di interessi, al fine di definire le migliori prassi, ad esempio l’uso di tecnologie adeguate e proporzionate per il riconoscimento dei contenuti, tenendo conto tra l’altro della natura dei servizi, della disponibilità delle tecnologie e della loro efficacia alla luce degli sviluppi tecnologici.

In conclusione l’articolo 13, ribattezzato art. 17, prevede che tutti i contenuti caricati online nell’Unione Europea devono essere prima controllati e poi pubblicati in modo da evitare che materiale coperto dal diritto d’autore possa finire online senza le dovute tutele.

Il sistema di controllo preventivo sul materiale pubblicato online dovrebbe quindi funzionare come il Content ID di YouTube ossia con un riconoscimento automatico che controlla che in tutte le immagini contenute in ogni video non siano presenti contenuti protetti da copyright, al fine di evitarne la pubblicazione senza permesso o di mostrarli solo con pubblicità, permettendo così la suddivisione dei ricavi tra i proprietari del diritto d’autore.

Ma il Content ID è un sistema complicato e molto costoso e sembra quasi impossibile che un meccanismo simile possa essere applicato ad ogni immagine, video o articolo caricato online all’interno dell’Unione Europea.

8. Conclusioni.

Senza dubbio si sentiva la necessità di aggiornare la legge sul copyright in Europa nell’era di Internet. Ne è uscito un controverso pacchetto legislativo oggetto di polemica tra chi invoca la libertà di espressione in rete e i colossi tecnologici (Google&co) da una parte e i titolari di copyright come autori e industrie discografiche o editoriali dall’altra che si battono per una giusta remunerazione dalla condivisione online delle proprie opere.

L’articolo 11, ribattezzato art. 15, consentirà agli editori di chiedere un compenso agli aggregatori di notizie come Google News per la visualizzazione di frammenti di notizie (snippet), mentre l’articolo 13, a oggi art. 17, impone a siti come YouTube nuovi doveri per impedire agli utenti di caricare contenuti protetti da copyright. In entrambi i casi, i critici affermano che queste disposizioni, così come formulate, limiteranno la libertà di espressione online. In realtà l’articolo 13 non impone espressamente l’utilizzo di un filtro di “caricamento” che analizzi tutti i contenuti degli utenti prima che vengano caricati sui siti in modo da individuare il materiale protetto da copyright. Tuttavia, gli oppositori alla direttiva sostengono che sarà pressoché un obbligo in quanto i siti cercheranno di evitare sanzioni dalla pubblicazione involontaria di materiale protetto.

Dal dibattito sono scaturiti diversi punti di riflessione, tra i quali i più significativi, almeno a parere di chi scrive, sono:

  • la Direttiva non sarà legge nei singoli Paesi dell’Unione prima della primavera-estate del 2021 il che, nell’economia digitale, significa un’era geologica. È tecnicamente impossibile dire oggi se, domani, le nuove regole saranno ancora utili a governare un fenomeno – quello della circolazione dei contenuti online – che realisticamente si presenterà con tratti sensibilmente diversi;

  • la Direttiva dovrà essere recepita in tutti i Paesi membri attraverso una serie di provvedimenti nazionali e complice la vaghezza e approssimazione della formulazione di una serie di disposizioni in essa contenute è facile ipotizzare che genererà ventisette leggi diverse, trasformando alcuni Paesi dell’Unione in “isole felici” per i titolari dei diritti e altri in “paradisi” per i gestori delle piattaforme con buona pace per l’ambizione europea a un mercato unico digitale;

  • la Direttiva è stata approvata all’esito di un acceso dibattito, purtroppo tanto rumoroso e chiassoso quanto poco rigoroso e scientifico con la conseguenza che, nella sostanza, non esiste un solo studio di impatto della nuova disciplina sul mercato editoriale e su quello dei contenuti creativi online: nessuno è in grado di dire quanto, effettivamente, gli editori di giornali guadagneranno di più, quanti editori di giornali continueranno a essere indicizzati dalle grandi piattaforme di aggregazione dei contenuti, quanti utenti si vedranno rifiutare l’upload dei propri contenuti perché il gestore della piattaforma non avrà un accordo di licenza con il titolare dei diritti su alcuni degli elementi utilizzati per la produzione del contenuto né quanti titolari dei diritti guadagneranno effettivamente di più grazie alle nuove regole;

Spesso si dice che il tempo è galantuomo quindi non resta che attendere cercando, negli anni che verranno, di limitare gli effetti negativi delle nuove regole e esaltare gli effetti positivi perché, a prescindere dal fatto che, sin qui, si sia fatto il tifo per l’approvazione della Direttiva o contro, oggi la Direttiva è una legge europea destinata a governare le nostra vita sul web, la nostra dieta info-mediatica, la nostra società e la nostra democrazia.

note:

1E. Trigari, Il diritto nella fotografia, Aracne, 2012.

2E. Trigari, op. cit.

3V.M. De Sanctis, “Il carattere creativo delle opere dell’ingegno”; Stolfi, “Il diritto di autore”.

4V.M. De Sanctis, IDA, 1940; P.Caselli, Codice del Diritto d’Autore; Cass. Civ. n. 7077/1990; Trib. Milano 31.01.2003, AIDA 2004.

5Oppo, R.d. Comm., 1964; Algardi, La tutela delle opere dell’ingegno dell’ingegno; Frassi, Creazioni utili e diritto d’autore.

6Cass. 8425/00, AIDA 2000.

7Auteri, nuove leggi civili commentate, 1980; Corte di Appello di Milano, 7.1.2000, AIDA 2001; Trib. Milano 16.03.1995, AIDA 1996; Trib. Roma, 20.02.1990, AIDA 1991.

8 C.C. Manni, Diritto d’autore e la tutela del materiale fotografico sui social network, 2018, Altalex.

9 Trib. Roma sent n. 12076/2015

10V. Malgieri, Condivisione digitale, cultura libera e diritto d’autore, Polìmata, Roma,2011

11V. Zeno-Zencovich, Diritto d’autore e libertà d’espressione: una relazione ambigua, in AIDA, 2005,

12A. Sirotti Gaudenzi, La tutela del diritto d’autore in Rete, in Notiziario giuridico Telematico

13 A. Menenti, Diritto d’Autore, la riforma sul copyright approvata dal Parlamento Europeo, in Giuricivile 2018

14 A. Menenti, op. cit.

15A. Losito, Riforma copyright UE: cosa cambia per diritto d’autore, ultime notizie, in GuidaFisco, 2019.

16 A. Losito, op. cit.