un’espressione dialettale può diventare un marchio registrato?

Un marchio non può essere costituito esclusivamente dalle denominazioni generiche di prodotti o servizi o da indicazioni descrittive che ad essi si riferiscono né da  termini di uso comune.

Poco importa, ai fini del marchio, che la parola sia pressoché sconosciuta a livello nazionale, in quanto dialettale, o al contrario troppo erudita, giacché essa rimane pur sempre di uso comune nell’ambiente in cui si muovono le parti e quindi non riesce a distinguere sufficientemente l’oggetto denotato dalle plurime situazioni consimili esistenti in quel particolare contesto (Corte di Appello di Firenze, n. 175 del 7 gennaio 2016).

Il termine dialettale, percepito nell’ambiente del consumatore medio di un certo prodotto come il termine esclusivo per identificare quel prodotto, non può essere tutelato come marchio, anche se sconosciuto a livello nazionale, perché non è considerato, in quell’ambiente, come distintivo di una specifica impresa produttrice, ma come il termine comune per identificare un prodotto (per cui la tutela come marchio impedirebbe agli altri produttori di identificare i propri prodotti con il termine identificativo comunemente usato nel loro ambiente) (Tribunale di Torino, sentenza n. 585/2019 del 7 febbraio 2019).

Queste pronunce dei giudici dimostrano, ancora una volta, che i principi che devono guidarvi nella creazione di un marchio sono sempre gli stessi, ovvero l’utilizzo della massima creatività possibile per creare una parola o un segno che si differenzi quanto più possibile dall’esistente e l’uso di una parola che non sia descrittiva del prodotto o servizio identificato dal marchio.